Non si tratta semplicemente di misurare le preferenze di consumo. Indagare il legame tra gli Italiani ed i propri animali domestici porta con se il mutamento di stili di vita, è la spia di cambiamenti nei modelli familiari, nei legami di cura.
Analizzare le priorità di spesa è sicuramente un buon modo per ricavare indicatori sensibili dei mutamenti in corso nella struttura sociale e affettiva delle famiglie. Per questo motivo, i dati dell’ultimo Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali, indagano a fondo anche la relazione tra gli italiani e i loro animali domestici è uno, offrono una fotografia aggiornata e articolata di questo fenomeno misurato nell’ultimo report Istat 2024.
Diminuiscono le famiglie che accolgono un animale domestico
In diminuzione nel 2026 il numero dei nuclei familiari che ha scelto di convivere con uno o più animali domestici. Il dato 2026 è di poco più di un terzo degli italiani. Il 33,7% dichiara di avere almeno un animale in casa, con un 17,6% che ne ha uno solo, il 7,6% ne ha due, e un 8,5% che dichiara di convivere con tre o più animali. Un calo che prosegue il trend di flessione nel 2026 rispetto al biennio precedente. Se i dati Istat davano questo dato nel 2024 al 37,3%, mentre le rilevazioni nel 2025 al 40,5% degli intervistati, la rilevazione del 2026 vede scendere al 33,7%, questa percentuale, riportando il dato su valori vicini alla media del periodo 2017-2019.
Cani e gatti i protagonisti assoluti
Nel 2026, il cane è l’animale più presente nelle case italiane con il 41%, seguito dal gatto con un 37,1%. Meno presenti le altre specie, uccelli al 4,1%, tartarughe al 4% e pesci al 3,3%, tutti insieme superano di poco il 10%. Le specie accolte nelle case degli italiani con minore frequenza, sotto la soglia del 3%, sono i criceti al 2%, rettili 1,6%, conigli 1,6%, cavalli 1,2%, animali esotici come ragni solo all’1,1%.
Tra chi accoglie un animale domestico, a preferire i cani sono in percentuale leggermente più elevata gli uomini (41,9%) rispetto alle donne (40,2%). Il gatto rimane invece la scelta d’elezione per il pubblico femminile (39,3% contro il 34,7% degli uomini).
La spesa mensile
Cali e oscillazioni nei numeri hanno molto a che fare con i costi di mantenimento dei nostri fidi compagni. La spesa media per il proprio pet nel 2026, secondo lo studio, si concentra nella fascia 31-100 euro in oltre la metà del campione degli intervistati (57,9%). Nel dettaglio il 28% spende tra 31 e 50 euro, mentre il 29,9% utilizza tra 51 e 100 euro mensili per il benessere del proprio animale da compagnia. I proprietari che affrontano costi più elevati, superiori ai 100 euro al mese, rappresentano complessivamente il 26,1%, con una piccola quota del 2,6% che dichiara di superare i 300 euro mensili di spesa. Solo il 16% del campione dichiara di spendere meno di 30 euro al mese. Quasi un proprietario su dieci (8,4%) arriva a sostenere costi superiori ai 200 euro mensili.
Gli italiani e gli animali domestici, non una mera misura di consumo
Le abitudini di spesa in materia di animali domestici in Italia dedicate ai propri compagni di vita, sembrano assestarsi su una fascia di spesa media e medio alta. Sono sempre meno coloro i quali dichiarano di ‘cavarsela’ con una cifra inferiore ai 30 euro al mese, che scendono dal 18,9% del 2025 al 16% del 2026. Questo dato è ancora più significativo se si confronta con quello di dieci anni fa, nel 2015, quando quasi la metà degli intervistati (45,9%) spendeva meno di 30 euro al mese. Tra le fasce medie di spesa, a crescere nell’ultimo anno è stata quella tra i 51 e i 100 euro mensili: se nel 2025 era pari a 26,2%, nel 2026 essa sfiora il 30%.
Si spende soprattutto per cibo e veterinario
L’alimentazione è la spesa che pesa di più nel quotidiano con oltre la metà dei proprietari (50,8%) spende più di 50 euro al mese. In realtà è la salute che richiede un impegno economico importante. Sebbene molti cerchino di contenere le spese veterinarie sotto i 30 euro all’anno (30,9%) è difficile immaginare come si possa non provvedere ad esempio ai vaccini annuali, 70€ di media e alla spesa per gli antiparassitari che raggiunge senza fatica i 10€ mensili ed oltre. Il 40,1% del campione si attesta infatti tra i 31 e i 100 euro. Quasi il 30% dei proprietari supera la soglia dei 100 euro annui per le cure. Sempre che vada tutto bene e non ci siano imprevisti o incidenti.
Poco diffusi gli ‘extra’ più lussuosi per i quali la netta maggioranza degli italiani dichiara una spesa inferiore ai 30 euro l’anno, per toeletta (58,4%), giochi (72,3%), abbigliamento (77,8%) e servizi di dog sitter/pensione (75,9%). Solo il 16,3% dei proprietari ha stipulato un’assicurazione sanitaria, mentre un quinto (19,9%) ha stipulato quella relativa alla tutela legale e alla responsabilità civile.
La presenza di animali nelle case è soprattutto un fenomeno visibile nel Centro Italia (39,7%), seguito dal Nord-Ovest (34,1%) e dal Sud (32,5%); mentre una presenza lievemente inferiore si rileva nel Nord-Est (30,5%) e nelle Isole (29,9%). Rispetto alla struttura del nucleo familiare, sono soprattutto i mono-genitoriali con figli (37,5%) e le coppie con figli (36,1%) ad accogliere almeno un animale domestico.
Non è un caso che i single, monoreddito per definizione, siano la categoria che possiede di meno animali domestici. Il mantenimento di un animale richiede risorse economiche che l’attuale congiuntura economica non permette a tutti di spendere, soprattutto se si considera responsabilmente il possesso di un animale, a tutti gli effetti, un membro del nucleo familiare.
Tra i single quelli con entrate più stabili sono i pensionati, talvolta anche con buone possibilità di spesa. Non è raro che un anziano viva da solo con il proprio cane o gatto e che quest’ultimo diventi il principale punto di riferimento della giornata. Cosa succede quando questo anziano viene a mancare? chi diviene responsabile delle spese e della gestione dell’animale domestico?
Quando il padrone viene a mancare
Sono domande che coinvolgono aspetti giuridici, organizzativi e soprattutto umani, perché il benessere dell’animale non può essere trascurato durante la gestione della successione. Anche se, il cane, il gatto, il pappagallo sono, agli occhi del codice civile italiano, dei beni mobile ai sensi dell’art. 812 c.c.: come tali, entrano a far parte dell’asse ereditario alla stregua di un mobile d’antiquariato o di un’automobile.
Molto spesso gli eredi concentrano la propria attenzione sugli aspetti patrimoniali della successione. Da qui la consuetudine seguita da sempre più proprietari di animali, soprattutto se anziani, che scelgono oggi di parlare con i familiari della sorte del proprio cane o gatto qualora dovesse accadere qualcosa. È una buona prassi quella di condividere preventivamente le proprie volontà, che può facilitare le decisioni degli eredi e ridurre il rischio di incomprensioni.
Si tratta di un gesto di responsabilità che tutela sia la famiglia sia l’animale, visto che secondo i veterinari, per il benessere di un animale domestico è fondamentale considerare anche la continuità affettiva e la qualità della vita che potrà avere dopo la scomparsa del proprietario. In termini formali, se si volesse stilare una ‘to do list’ delle cose da fare ricordiamo recuperare e procurarsi:
- il libretto sanitario;
- documentazione relativa al microchip;
- eventuali polizze assicurative;
- prescrizioni terapeutiche.
- certificati veterinari;
Tutte queste informazioni possono risultare fondamentali per garantire la continuità delle cure e facilitare eventuali aggiornamenti amministrativi, insieme alle annotazioni relative all’ultimo trattamento antiparassitario e ad eventuali allergie/intolleranze riscontrate.