Anche se sei esente dal bollo auto pagherai il superbollo nel 2027

Anche se sei esente dal bollo auto pagherai il superbollo nel 2027

Hai l’auto esente dal bollo? Dal 2027 potresti pagare comunque il superbollo, arriva la stretta sulle auto esenti dal bollo: chi dovrà pagare.

Dal 1° gennaio 2027 l’esenzione regionale dal bollo auto non garantirà più automaticamente lo sconto sul superbollo. La modifica, introdotta dalla riforma dei tributi locali entrata in vigore il 12 agosto 2026, interviene su una questione rimasta a lungo incerta: il rapporto tra la tassa automobilistica ordinaria, di competenza regionale, e l’addizionale erariale che colpisce le vetture più potenti.Il risultato è semplice, almeno sulla carta: chi possiede un’auto soggetta a superbollo non potrà più invocare una riduzione o un’esenzione prevista dalla propria Regione per evitare il versamento dell’addizionale statale. Una distinzione che rischia di avere conseguenze concrete soprattutto per alcuni proprietari di ibride ad alte prestazioni, modelli che in passato hanno potuto usufruire di agevolazioni locali sul bollo.

Esenzione regionale e superbollo: cosa cambia davvero

Il nuovo principio stabilisce che le norme regionali o provinciali che esentano dal pagamento delle tasse automobilistiche non incidono sull’addizionale erariale. In altri termini, il bollo e il superbollo continueranno a viaggiare su binari diversi: il primo resta legato alle scelte delle amministrazioni territoriali, il secondo risponde alle sole esenzioni fissate dalla legge nazionale.

Non è una precisazione puramente tecnica. Finora il confine tra i due prelievi è stato oggetto di interpretazioni differenti, con ricorsi e pronunce non sempre uniformi. Dal 2027 la norma prova a chiudere definitivamente quel varco: una Regione potrà ancora decidere, nei limiti della propria legislazione, di agevolare determinate categorie di veicoli; non potrà però estendere quell’effetto al tributo dovuto allo Stato.

La nuova formulazione riguarda le esenzioni introdotte dalle Regioni e dalle Province autonome a decorrere dal 1° gennaio 2027. È quindi essenziale distinguere tra il trattamento del bollo e quello dell’addizionale: l’eventuale agevolazione territoriale potrà alleggerire la prima voce, ma non cancellerà automaticamente la seconda.

Perché le auto ibride potrebbero essere le più esposte

Il punto delicato riguarda soprattutto le vetture ibride con potenza elevata. In diverse aree del Paese, negli anni, sono state previste facilitazioni per incentivare motorizzazioni considerate meno impattanti rispetto ai modelli tradizionali. Tuttavia, una parte di questi veicoli abbina il motore elettrico a propulsori termici molto performanti e può superare la soglia che fa scattare il superbollo.

È qui che emerge una contraddizione solo apparente. Un’auto può essere riconosciuta come ibrida e ottenere un’esenzione o una riduzione del bollo secondo le regole locali, ma nello stesso tempo rientrare tra le vetture considerate fiscalmente “di lusso” per effetto della sua potenza. Dal 2027 questi due piani non potranno più essere sovrapposti.

Le elettriche rappresentano un caso diverso. L’ordinamento statale prevede già specifiche esenzioni dalla tassa automobilistica per tali veicoli e, proprio perché la fonte è nazionale, il quadro può incidere anche sull’addizionale. La riforma non elimina le agevolazioni statali: chiarisce invece che quelle regionali non possono produrre conseguenze automatiche sul superbollo.

Il precedente del Lazio e la sentenza del 2022

Prima dell’intervento legislativo, il tema era finito anche davanti alla giustizia tributaria. Un riferimento rilevante è la sentenza n. 14704/5/2022 della Corte di giustizia tributaria di Roma. Il caso riguardava una vettura ibrida immatricolata nel Lazio, in un periodo in cui la Regione riconosceva una particolare esenzione dal bollo per quella tipologia di auto.

I giudici avevano ritenuto che l’esenzione dal tributo principale potesse coinvolgere anche l’addizionale. Una lettura che, pur importante, non aveva cancellato tutte le incertezze applicative. Il nuovo decreto legislativo cambia la prospettiva: per le disposizioni regionali future non sarà più possibile estendere l’effetto dell’esenzione alla sovrattassa erariale.

Il messaggio è netto: lo Stato intende evitare che le politiche locali sulla mobilità, pur legittime nel loro ambito, modifichino indirettamente un’imposta destinata alle casse centrali. È una scelta che riporta al centro il tema dell’autonomia fiscale, ma anche quello della coerenza tra incentivi ambientali e tassazione delle auto potenti.

Come funziona oggi il superbollo auto

Il superbollo è un’addizionale erariale dovuta dalle auto con potenza superiore a 185 kW. Non si applica all’intera potenza del veicolo, ma soltanto alla quota che supera quella soglia. L’importo iniziale è pari a 20 euro per ogni kW eccedente.

Un esempio aiuta a capire il meccanismo. Un’auto da 220 kW supera il limite di 35 kW. Per una vettura nuova o con meno di cinque anni, il calcolo porta a 700 euro annui di superbollo, ai quali va aggiunto il normale bollo auto. Il costo può diventare significativo, soprattutto per chi acquista modelli ad alte prestazioni pensando esclusivamente al prezzo di listino.

Con il passare del tempo, l’addizionale diminuisce. Dopo cinque anni dall’immatricolazione l’importo scende a 12 euro per ogni kW oltre 185; dopo dieci anni arriva a 6 euro; dopo quindici anni a 3 euro. Una volta superati i vent’anni, il superbollo non è più dovuto.

La riforma annunciata e il nodo mai sciolto

Da tempo si parla di una possibile revisione, se non dell’abolizione, del superbollo. Il tributo viene spesso criticato perché può penalizzare il mercato delle auto di fascia alta, spingere gli acquirenti verso immatricolazioni estere e produrre un gettito inferiore alle attese. Ma tra annunci e ipotesi di modifica non è arrivata, finora, una cancellazione della misura.

Nel frattempo il prelievo continua a esistere e il decreto sui tributi locali ne rafforza la separazione dal bollo regionale. L’effetto paradossale è che, mentre il dibattito pubblico discute della sua possibile eliminazione, il legislatore ne precisa le regole rendendo più difficile aggirarlo attraverso agevolazioni territoriali.

Per gli automobilisti, la lezione è chiara: non basta verificare se un veicolo sia esente dal bollo nella propria Regione. Dal 2027 servirà controllare anche la potenza indicata sulla carta di circolazione e capire se l’eventuale beneficio deriva da una norma statale oppure da una disposizione locale. La differenza, per chi supera i 185 kW, può trasformarsi in centinaia di euro all’anno.

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