Anche i minorenni saranno imputabili per i reati: ecco cosa cambia

Anche i minorenni saranno imputabili per i reati: ecco cosa cambia

Minori imputabili, il Governo cambia le regole: cosa prevede la riforma e perché divide il Paese.

La responsabilità penale dei minorenni torna al centro del dibattito politico e giuridico italiano. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un disegno di legge destinato a modificare uno dei principi cardine della giustizia minorile: l’accertamento della capacità di intendere e di volere dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni che commettono un reato.

La novità principale consiste nell’inversione dell’onere della prova. Se il provvedimento completerà il suo iter parlamentare, il giovane imputato sarà considerato capace di intendere e di volere salvo dimostrazione contraria. Una modifica che il Governo ritiene necessaria per rendere più efficaci le indagini e contrastare la crescita della criminalità minorile, ma che ha già provocato un acceso confronto politico e acceso le preoccupazioni di magistrati, associazioni e organizzazioni impegnate nella tutela dell’infanzia.

Come cambia la responsabilità penale dei minorenni

L’intervento riguarda l’articolo 98 del Codice penale e non modifica il limite minimo dell’imputabilità, che resta fissato a 14 anni. Ciò che cambia è il meccanismo con cui viene valutata la maturità del minore.

Fino a oggi il giudice era chiamato ad accertare, caso per caso, se il ragazzo fosse realmente capace di comprendere il significato delle proprie azioni e le loro conseguenze. In assenza di tale capacità, il procedimento poteva concludersi con una dichiarazione di non imputabilità.

Con la nuova disciplina, invece, la capacità di intendere e di volere sarà presunta. Si tratta, tuttavia, di una presunzione relativa e non assoluta: sarà ancora possibile dimostrare che il giovane non possedeva un adeguato livello di maturità psicologica al momento dei fatti, ma l’iniziativa probatoria cambierà direzione rispetto al sistema vigente.

In termini pratici, il Governo punta così a semplificare il lavoro investigativo e a evitare che l’accertamento preliminare della maturità diventi un ostacolo procedurale nei procedimenti penali a carico dei minori.

Le ragioni del Governo: più responsabilità e continuità con il decreto Caivano

Secondo l’esecutivo, il provvedimento rappresenta un ulteriore tassello della strategia adottata negli ultimi anni per contrastare la criminalità giovanile. La riforma si inserisce infatti nel percorso avviato con il decreto Caivano e con le successive misure che hanno introdotto strumenti più incisivi nei confronti dei reati commessi da minorenni.

Nel commentare il via libera del Consiglio dei ministri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che il principio ispiratore della riforma è quello della responsabilità personale.

“Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”, ha dichiarato la premier, ricordando come negli ultimi mesi siano già stati introdotti l’arresto per i minorenni trovati in possesso di armi, regole più severe sulla diffusione dei coltelli e sanzioni rafforzate per gli episodi di danneggiamento commessi in gruppo.

Meloni ha inoltre sottolineato che la sola fermezza non è sufficiente se non accompagnata da percorsi educativi e di recupero, ma ha aggiunto che, allo stesso tempo, politiche esclusivamente orientate all’inclusione non bastano a contrastare fenomeni di crescente violenza giovanile.

“Uno Stato giusto ha il coraggio di cambiare le regole quando non funzionano e ha il dovere di essere severo con chi sbaglia ma anche presente con chi rischia di perdersi, perché non c’è vera libertà senza responsabilità”, ha affermato.

Nordio: “Non si abbassa l’età dell’imputabilità”

A chiarire il contenuto tecnico della riforma è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha escluso qualsiasi modifica all’età minima prevista dal Codice penale.

Il Guardasigilli ha spiegato che il testo non introduce pene più severe né anticipa l’età della responsabilità penale. L’obiettivo, ha precisato, consiste esclusivamente nell’invertire l’onere della prova attraverso una presunzione relativa, sempre superabile mediante elementi che dimostrino l’assenza della necessaria capacità di intendere e di volere.

Secondo Nordio, questa modifica dovrebbe rendere più agevole lo svolgimento delle indagini e completare il percorso normativo avviato dal Governo per rispondere all’aumento dei fenomeni di devianza minorile registrati negli ultimi anni.

Le critiche dell’opposizione: “Una scelta repressiva”

L’approvazione del disegno di legge ha immediatamente provocato una dura reazione delle opposizioni parlamentari, che contestano l’impostazione della riforma.

Per Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico, il rischio è quello di trasformare un problema sociale in una questione esclusivamente penale.

“Ancora una volta il governo sceglie la strada della propaganda e della repressione invece di affrontare le vere cause del disagio giovanile”, ha dichiarato, sostenendo che il provvedimento finisca per criminalizzare un’intera fascia generazionale.

Sulla stessa linea si è espressa la capogruppo democratica alla Camera Chiara Braga, secondo cui l’esecutivo preferirebbe individuare nuovi bersagli politici piuttosto che affrontare le radici del fenomeno.

Anche Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato di una “deriva autoritaria”, sostenendo che il Governo avrebbe costruito una strategia prevalentemente repressiva senza riuscire, nei fatti, a ridurre la criminalità minorile.

L’allarme di Save the Children e il dato che invita alla prudenza

Tra le prese di posizione più significative figura quella di Save the Children, che invita a distinguere la giustizia minorile da quella riservata agli adulti.

Secondo l’organizzazione, presumere come regola generale l’imputabilità degli adolescenti ultraquattordicenni rischia di trasmettere un messaggio culturale discutibile, facendo apparire la risposta penale come lo strumento principale per affrontare comportamenti che, in molti casi, affondano le radici in fragilità educative, familiari e sociali.

Per sostenere la propria posizione, Save the Children richiama anche l’andamento dei dati ufficiali. Le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minori tra i 14 e i 18 anni risultano infatti diminuite in maniera significativa nel corso degli ultimi vent’anni: erano 256 nel 2004 e sono scese a 60 nel 2024. Un elemento che, secondo l’organizzazione, suggerisce come i casi di effettiva non imputabilità siano oggi numericamente limitati.

Un dibattito che va oltre il diritto penale

La riforma riapre un confronto destinato ad andare oltre gli aspetti strettamente giuridici. Da un lato emerge la richiesta di una risposta più incisiva nei confronti di episodi di violenza che vedono protagonisti sempre più spesso ragazzi molto giovani; dall’altro resta aperta la questione del ruolo educativo della giustizia minorile, costruita storicamente per privilegiare il recupero rispetto alla mera punizione.

Il percorso parlamentare sarà quindi l’occasione per verificare se e come il testo verrà modificato. Nel frattempo il confronto resta acceso tra chi considera necessario rafforzare gli strumenti repressivi e chi teme che un approccio sempre più vicino alla giustizia degli adulti possa compromettere i principi che da decenni caratterizzano il sistema italiano dedicato ai minori.

Nessuna novità sulla responsabilità delle imprese

Nella stessa giornata il Governo ha anche chiarito un’altra questione che aveva alimentato il dibattito pubblico. Sembra infatti accantonata l’ipotesi di modificare il decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, introducendo meccanismi premiali per imprenditori e manager che rispettino rigorosamente gli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro.

La ministra del Lavoro Marina Calderone ha escluso l’esistenza di iniziative in tal senso, spiegando che il suo dicastero non ha allo studio alcun intervento normativo su questo tema e che, allo stato attuale, non esistono fascicoli o proposte ufficiali in quella direzione.

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